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  • alessandro zavarise

Value Investing o Trading? Pro e contro di due diversi modi di approcciare i mercati finanziari.

Aggiornato il: lug 24

Warren Buffet, il più famoso investitore di tutti i tempi, una volta disse:"Se dovessi fare un solo ed unico corso in una Business School, farei tutta la vita un corso di Value Investing".

Cosa significa esattamente "Value Investing"? Investire sul valore, per fare una traduzione letterale dall'inglese: essenzialmente significa scovare la società che ha determinati indici di bilancio (solo per citarne alcuni: PE ratio, ROE, ROI, Solvency ratio, Acid Test ratio, Asset turnover, Debt to Equity, Debt to Assets, Free Cash Flow ma soprattutto Dividend Payout) molto solidi e positivi. Sono i "sintomi" che di fronte abbiamo un investimento molto interessante e che, con molta probabilità, nel corso del tempo ci darà soddisfazione in termini di ritorno economico (i nostri ROI e ROE). Sono solitamente maratone e non corse sulla breve distanza come i 100 metri piani. E questo potrebbe essere l'aspetto negativo della medaglia: non tutti infatti abbiamo lo stesso orizzonte temporale di fronte a noi. Altro approccio, diametralmente opposto, è il trading nelle sue forme più estreme quali ad esempio l'HFT (High Frequency Trading: in pochi secondi uno stesso titolo viene comperato decine di volte con l'utilizzo di potentissimi computer e dove, la velocità della connessione ad internet, spesso è il discrimen tra guadagnare o perdere), lo scalping (anche qui, buy/sell molto veloci marginando su pochi basis points) e il trading intraday (compro e vendo nel corso della stessa giornata, evitando di rimanere esposto alle oscillazioni di rischio sistemico e idiosincratico che spesso occorrono a mercati chiusi). Uno degli aspetti negativi più conosciuti e studiati che affliggono questo tipo di approccio, sono sicuramente i frictional costs (bid/ask spread del Market maker e le commissioni del Broker). L'impatto, sulla quantità, può essere notevole. Altro aspetto che personalmente annovero tra i negativi, è che si tende, istintivamente, a monetizzare appena si vede un profit e, a lasciar invece correre all'impazzata e senza freni le perdite (il trading richiede disciplina militaresca e, tra le altre cose, un sapiente uso degli stop loss e dei trailing stop). Tra gli aspetti positivi direi che c'è, se fatto da mani sapienti, sicuramente il fatto di non restare a mercato troppo a lungo riducendo notevolmente il rischio e, la possibilità di stare alla finestra quando non si è convinti dell'operazione. Altro aspetto che può essere considerato interessante anche se, di fatto, è un misto tra Value (al contrario) e trading, è lo short-selling: vendere allo scoperto. MA di questo ne parlerò più in dettaglio prossimamente.

Per esperienza, il 99% dei clienti retail dovrebbe avere un approccio di tipo Value, ossia, in base al proprio profilo di rischio e all'orizzonte temporale prescelto, dovrebbe prediligere la crescita di valore grazie a uno stock picking (o bond oppure, ovviamente, OICR ed ETF) accurato. Ecco che diventa fondamentale affidarsi a professionisti e non a cantastorie. La finanza richiede tecnica, conoscenza e studio costante.

Chi non possiede tutte e tre, mette a rischio non solo la propria reputazione ma anche i capitali dei propri clienti.


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Buon risparmio!

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