Il mio amico Luigi Russolo mi dice di farmi trovare alle 10 al casello di Conegliano. Destinazione? “Vien co mi”.

Il viaggio scorre veloce tra una chiacchiera e un aneddoto di cui Luigi (giornalista eno-gastronomico d’altri tempi, mai prezzolato per scrivere, sempre alla ricerca come me di “perle”) è ricco e arriviamo da Manuele Mauri: ex ufficiale dei paracadutisti, ora “prestato” alla viticoltura biodinamica. Siamo a Castel San Mauro, un fazzoletto di terra che si affaccia su Gorizia. Un posto davvero meraviglioso, tra vigne e ulivi, boschi e pendii al limite della trazione motrice dell’auto….Un posto dove fare vino non è la cosa più semplice del mondo…..

La casa che ora ospita la cantina era l’avamposto prima dell’impero austro ungarico: si è combattuto molto. Ora la “battaglia” è fare vini naturali al massimo, senza interventi che non siano la fatica e l’esperienza. Manuele Mauri ha lavorato con i migliori: Gravner, Princic, in Italia e all’estero, accumulando un’esperienza incredibile per varietà e profondità. Sempre in silenzio e a testa bassa, come si addice a un ufficiale….

Ebbene ecco delle gemme nel bicchiere, fatte di uva (sembra debba essere cosa normale ma credetemi, non è cosí scontata come cosa…). La Ribolla gialla metodo classico è godimento per il palato, finemente torbida e potentemente gustosa. Il Merlot è un’ottima espressione di questa bacca cresciuta in questa terra di confine: elegantemente esuberante e capace di sfidare il tempo con i suoi tannini. E poi lo Chardonnay, la bacca che se esistesse solo questa sarei astemio….capace però in questa espressione di farmi decidere di comperarne anche per casa mia!!! Fantastico, 100% grape juice! Un vino che ne berresti una bottiglia da solo e alla fine ti rendi conto che stai da Dio e ne potresti bere ancora e ancora….

E poi, alla fine della degustazione, un pò incalzato dalle mie richieste di spiegarmi come fosse riuscito a fare certi capolavori, ecco la sorpresa, il colpo da Maestro: Manuele si è inventato una cosa che, dopo averla ascoltata, capisci che era ovvia: ha usato la pietra istriana per costruire dei contenitori per la vinificazione, seguendo i principi della sezione aurea….Perchè questa scelta: semplice, la pietra locale, vero km zero, non rilascia nessun genere di odori, non influisce sul vino, lo fa traspirare come poche altre cose…solo vantaggi e nessuna contro indicazione…

Sicuramente non la cosa più comoda, non la scorciatoia (come ad esempio chi butta i trucioli nei contenitori per dare tannini al vino…) ma una scelta rigorosamente naturale, secondo la logica della non manipolazione.

Perchè, non dimentichiamolo mai, il vino si fa con l’uva…