Come al solito non programmo nulla. Prendo la mia guida sui produttori di vino in anfora europei (scritta a 4 mani da 2 ragazze giapponesi!!!) e mi dirigo verso la Toscana. Ho voglia di Toscana…

Il viaggio fila liscio come l’olio, il tempo è spettacolare, tutto perfetto insomma….ma dove vado esattamente? Individuo due produttori nella zona del Chianti classico (Castellina in Chianti, Gaiole in Chianti, Panzano…) e chiamo. Uno è noto: Castello dei Rampolla (300 anni che fanno vino…ma solo 80 mila bottiglie) e l’altro è Borgo di Gragnanello, una new entry nel mondo vitivinicolo, con poco meno di 20 mila bottiglie….In entrambi i casi trovo grande disponibilità e mi accordo per gli orari di incontro. Il primo è Castello dei Rampolla dei quali ho un paio di bottiglie del Sammarco (1998), un taglio bordolese di grandissima classe. Ad attendermi c’è Maurizia che assieme al fratello porta avanti l’azienda di famiglia che ha una storia lontana quasi 3 secoli. Dagli anni ’60, il nonno Alceo prende in mano la gestione dell’azienda (prima in mano a mezzadri) e decide, assieme all’amico Giacomo Tachis (non uno qualsiasi….ma l’enologo che ha inventato il Sassicaia e che ha impresso una svolta storica all’enologia italiana, fino ad allora fatta più di damigiane che di bottiglie…), di impiantare Cabernet Sauvignon (eresia!!!!) nella patria del Sangiovese. Il tempo ha dato ragione ai due matti (o visionari) e di fatto sia l’Alceo che il Sammarco sono semplicemente due delle migliori bevute che ci si possa fare. Tra l’altro unica azienda nel Chianti Classico a fare un taglio bordolese (Cabernet Sauvignon, Merlot e Petit Verdot).

La visita della cantina (un posto a dir poco meraviglioso) si svolge con la giusta calma e con ogni dovizia di particolari da parte di Maurizia. Finale come da perfetto film, con degustazione sotto le frasche della terrazza affacciata sulla Conca d’Oro (cosi definita perchè foriera di un microclima semplicemente perfetto per fare vini).

Giusto il tempo di qualche altra foto e mi dirigo verso il borgo di Grignanello dove ad attendermi c’è Mario, il proprietario. Piccola tappa a Panzano per salutare il mio amico Dario Cecchini dell’omonima macelleria (famoso per le comparsate su Canale 5 a favore della Chianina e della “ciccia con l’osso”!). Poco dopo sono da Mario, in una tenuta di circa 60 ettari completamente recintati e con all’interno, in posizione idilliaca, un laghetto in stile Monet con tanto di ninfee…da urlo!

Facciamo a piedi un bel giro e intanto Mario mi racconta un pò di sè e la filosofia che circonda e pervade a Grignanello. Semplicità e simbiosi con la Natura sono le parole d’ordine. Lui non è uomo di vino ma un imprenditore che in Piemonte ha avuto successo con una software house e ora ha deciso di intraprendere questo percorso totalmente nuovo. Lo ammiro!!! (e un pò lo invidio)….

Assaggiamo i vini direttamente dalle anfore e, devo ammettere che sono davvero buoni, ben bilanciati, senza spigolature. I bianchi in particolare, Malvasia e Trebbiano, sono davvero notevoli…Unico neo: non imbottiglia nulla ma mette tutto in bag in box da 3L…Perchè? Non lo vende ma lo regala ai suoi clienti in Piemonte!!!!! Riesco a strappargli una promessa: farmi imbottigliare di persona a Giugno un pò di vino e poterlo proporre a Treviso in esclusiva……Sto già contando i giorni!!!

Un altro giro davvero ricco di esperienze e che mi ha lasciato molto….e sempre più convinto che i vini in anfora, se ben fatti, sono forse la massima espressione di un prodotto davvero naturale…