La prima volta in cui sono stato a Bolgheri è stata circa 4 anni fa ed è stato subito amore a prima vista. Ma non un amore qualsiasi, un vero e proprio colpo di fulmine.

La stessa sensazione che poi ho riprovato nella Champagne (certo direte voi, mica Camalò e Porcellengo…).

Una sensazione di vivere in un posto fuori dal tempo, dove tutto sembra essere regolato e scandito con ritmi diversi, non legati all’uomo ma bensí alla Natura nella sua fiera grandiosità.

Ad accogliere chi arriva dal litorale c’è la strada bolgherese, un lunghissimo viale costeggiato da cipressi che ti guida placido verso il centro di Bolgheri, di fatto un piccolissimo borgo murato. Una volta di proprietà del Marchese Incisa della Rocchetta (Mr. Sassicaia per capirsi), ora venduto ai privati (molti inglesi e americani).

Un centro davvero piccolo ma delizioso con poche cose: la chiesetta, qualche ristorante molto carino e dove mediamente si mangia molto bene, e diverse enoteche dove poter comperare davvero il meglio della produzione toscana. Lungo la strada Bolgherese si trova a destra (salendo) la tenuta degli Incisa e a destra la cantina dove si fa il Sassicaia. Per chi come me ama i cavalli, il nome degli Incisa, prima che vino ricorda cavalli, il mitico (leggendario più corretto) Ribot che nel ’56 ha vinto ad Ascot davanti alla Regina Elisabetta e, in 16 gare internazionali disputate, ha sempre vinto. Unico nella storia. E un pò di unicità la si deve riconoscere anche al Sassicai: è infatti grazie all’intuizione del Marchese, gran frequentatore della Francia che contava a inizio ‘900 (e amante dei vini di Bordeaux), che anche a Bolgheri si cominciano a coltivare Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Merlot. Il classico uvaggio che determina il taglio bordolese. Le prime bottiglie (siamo alla fine degli anni ’60) incontrano molta diffidenza soprattutto presso i ristoranti più noti di Firenze, ai quali si era rivolto il Marchese in persona per promuoverli. Di lí a poco tuttavia, forte anche del suo blasone, il vino comincia ad essere apprezzato sempre di più fino a diventare sinonimo di eleganza e nobiltà. Un vino degno di essere al fianco dei più famosi cugini di Bordeaux.

Oggi Bolgheri continua ad essere legata a doppio filo con gli Incisa ma da qualche anno (oltre 20 a dire il vero) ci sono altre realtà degne di grandi attenzioni internazionali: Ornellaia (il Masseto è il vino, Merlot per la precisione, più costoso che abbiamo in Italia), e molti altri che via via nel corso degli ultimi 10 anni sono diventati sempre più conosciuti e bravi! Sono vini di gran carattere, che beneficiano di un clima davvero unico: dalle foto sopra potete vedere come le colline che cingono come un abbraccio Bolgheri sul lato sud, creino un vortice con le correnti marine che danno ai vini quel qualcosa in più. Anche l’escursione giorno/notte fa la differenza. Si produce poco per ettaro e si fanno vini “maschi”, che devono durare nel tempo, regalando profumi e sensazioni a distanza di ore se non addirittura giorni dall’apertura della bottiglia.

Dopo la mia prima visita ho subíto il fascino di Bolgheri e, almeno una volta ogni 3/4 mesi ci devo tornare. Pochi posti suscitano in me questo effetto: Bolgheri appunto, le Langhe, la Champagne (purtroppo qui non più spesso di ogni 6/mesi e Montalcino, sul quale ci sarà uno dei prossimi post….

A presto!