Siamo a fine Novembre dello scorso anno. Fa un freddo micidiale e il vento taglia il viso come una lama di ghiaccio.

Non demordiamo (io e i cocker ovviamente!) e nel primo pomeriggio arriviamo a Oslavja, nome di evidente origine slava ma in territorio italiano. Siamo comunque in roaming già da Cormóns…Ad attendermi la mamma di Sasha, il figlio del compianto Stanko venuto a mancare a Settembre lasciando un vuoto davvero enorme non solo nella sua famiglia, ovviamente, ma in tutto il mondo del vino e non solo degli Orange Wine.

E per un caso l’azienda si trova a non più di 200 metri da un altro capostipite del mondo dei macerati (e della vinificazione in anfora, cosa che invece Radikon non fa), chiamato Josko Gravner.

Quando scendo dall’auto, tira Bora e se non sto svelto a prendere la portiera dell’auto, rischio di tornare a casa senza!

Quando arrivi in queste zone con queste condizioni meteo capisci, senza che nessuno te lo dica, cosa significhi davvero lavorare in vigna con tutte queste avversità e come sia difficile tirare fuori vini quantomeno bevibili!

Radikon, come altri Vignaioli con la V maiuscola di queste parti, è così in simbiosi con questo terroir e con questo clima che i prodotti non solo sono bevibili ma hanno un carattere inconfondibile: sincero e austero allo stesso tempo, mai gentile, scorbutico se non lo sai aspettare, tignoso se ti presenti senza chiedere permesso…Certo, non vini per tutti, di sicuro non per chi vuole “un prosecchino” ma capaci di dare molto se si cerca carattere, territorio e capacità.

La mamma di Sasha è molto gentile e mi fa fare, nel soggiorno di casa, una mini degustazione di varie annate dei prodotti che la ditta offre: il Friulano (qui chiamato Jakot, ossia Tokaj scritto al contrario!), la Ribolla e ….la superstar indiscussa di famiglia, il Merlot del 2001 che, assieme all’ “Oslavje fuori dal tempo” è vino da comperare, tenere e aprire per un momento davvero speciale.

Dopo aver assaggiato vini pazzeschi, visitiamo la cantina: rifatta da poco tempo è il prototipo della cantina che vorrei: sotterranea, con pareti di roccia, botti grandi, barriques, umidità, semplicità, tipicità. Sono custoditi dei veri tesori (anche economicamente parlando!) ed è importante sapere che i vini di Radikon non escono da qui se non prima di qualche anno…”mai avere fretta, il vino si deve fare”, così diceva Stanko, così mi ripete Sasha, quasi fosse un Mantra.

Le lunghe macerazioni sono il segreto e l’unica via per ottenere vini di questa tipologia, aranciati, diversi da sorso a sorso, intensi, carichi di sapidità, aromi e profumi. Se chiudo gli occhi posso sentire il vento che soffia e il freddo che pizzica.Una linea comune chiamata acidità li aiuta ad attraversare il tempo, evolvendosi istante dopo istante…

Se fossero una canzone sarebbero sicuramente ‘High and Dry” dei Radiohead!

Sasha è in giro, da un amico per riparare l’atomizzatore in quanto ha una revisione da fare il giorno dopo. Arriva comunque verso la fine della mia visita e facciamo in tempo a fare due passi assieme nel vigneto più alto, quello che abbraccia la cantina. Pulito, ripido, terrazzato. Fa sempre più freddo e la pelle pizzica ma non vorrei essere da nessun’altra parte. Si respira Passione, difficoltà, tenacia, sfide quotidiane. Che a volte si vincono, a volte si perdono ma comunque vada, credendoci, alla fine i vini riescono dei capolavori. Come quelli di Radikon..